domenica 19 luglio 2009

Ermengarda di ALESSANDRO MANZONI

Stamattina, non so perchè, mentre sfaccendavo,
deliravo, vaneggiavo sugli accusativi
alla greca e i complementi di limitazione.
Naturalmente ho pensato ai versi del Manzoni,
al coro del IV° atto dell'Adelchi.
Questi versi, che ho imparato a memoria circa
cinquant'anni fa, mi colpirono molto.
Una tragedia anche se in versi non si dimentica,
in particolar modo se si è adolescenti.
Il mio incubo erano i versi della terza strofa
ripetuti poi nella quindicesima.
Penso che andrebbero studiati alle superiori.
Trascrivo qualche verso, di questo coro.


LA MORTE DI ERMENGARDA

Sparsa le trecce morbide
Su l'affannoso petto,
Lenta le palme, e rorida
Di morte il bianco aspetto,
Giace la pia, col tremolo
Sguardo cercando il ciel.

Cessa il compianto: unanime
S'innalza una preghiera:
Calata in su la gelida
Fronte una man leggiera
Su la pupilla cerula
Stende l'estremo vel.

Sgombra, o gentil, dall'ansia
Mente i terrestri ardori;
Leva all'Eterno un candido
Pensier d'offerta, e muori:
Fuor della vita è il termine
Del lungo tuo martir.

............................
E al Dio dei santi ascendere
Santa del suo patir.

............................
Madri, che i nati videro
Trafitti impallidir.

Te dalla rea progenie
Degli oppressor discesa,
Cui fu prodezza il numero
Cui fu ragion l'offesa,
E dritto il sangue, e gloria
Il non aver pietà,

Te collocò la provida
Sventura in fra gli oppressi:
Muori compianta e placida;
Scendi a dormir con essi:
Alle incolpate ceneri
Nessuno insulterà.

Muori; e la faccia esanime
Si ricomponga in pace;
...........................

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