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sabato 15 ottobre 2011

ITALO CALVINO


Visitando necropoli con donne
viene l’ora del tè: già il pomeriggio
è andato. E s’avvicina l’ora
di cominciare un nuovo amore
e insieme l’ora di finirlo.
Così passa l’età. Chissà se un segno
lasceremo, magari senza accorgercene:
una pietra squadrata tra le pietre
dell’enorme piramide, o una spoglia
d’ossa in un loculo, protetto
dalle intemperie.
(Italo Calvino, 1962)

Foto: logo per l'88° della nascita

giovedì 13 ottobre 2011

Au grand jamais di Jacques Prévert

Rileggendo Prévert...

Au grand jamais

A la grand nuit au petit jour
au grand jamais au petit toujours
je t' aimerai
Voilà ce qu' il lui chantait...

Il lui disait qu' il était fou d' elle
et qu'elle était par trop raisonnable de lui...

Bien sûr
si je te dis je t' aime
je t' aime à en mourir
c' est un peu aussi pour en vivre...

giovedì 16 dicembre 2010

ORFANO


Orfano
Lenta la neve, fiocca, fiocca, fiocca,
senti: una zana dondola pian piano.
Un bimbo piange, il picciol dito in bocca,
canta una vecchia, il mento sulla mano.
La vecchia canta: intorno al tuo lettino
C’è rose e gigli, tutto un bel giardino.
Nel bel giardino il bimbo si addormenta.
Fiocca la neve, lenta, lenta, lenta.

di Giovanni Pascoli

Il freddo, di questi giorni, mi riporta alla mente questa poesia.
Credo d' averla studiata, a memoria come si faceva molti anni fa,
in prima o seconda elementare: è certamente la prima poesia
che ricordo di aver imparato.
Naturalmente la ripetevo come una filastrocca.
Oggi, malgrado la tragicità del titolo, e la tristezza
quasi tangibile, che avverto in ogni verso,
mi trasmette una sorta di pace e tranquillità.


Foto presa in rete.

venerdì 3 settembre 2010

SETTEMBRE di Hermann Hesse

Settembre

Triste il giardino: fresca
scende ai fiori la pioggia.
Silenziosa trema
l'estate, declinando alla sua fine.
Gocciano foglie d'oro
giù dalla grande acacia.
Ride attonita e smorta
l'estate dentro il suo morente sogno.
S'attarda fra le rose,
pensando alla sua pace;
lentamente socchiude
i grandi occhi pesanti di stanchezza.

Hermann Hesse

mercoledì 1 settembre 2010

I PASTORI di Gabriele d’Annunzio

la bellissima e melanconica poesia di Gabriele d’Annunzio

I PASTORI

Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natía
rimanga ne’ cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh’esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l’aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.

Ah perché non son io cò miei pastori?


foto: La casa natale di D'Annunzio a Pescara

mercoledì 30 giugno 2010

L' AMICIZIA

Poesia di R.W.Emerson

Lo splendore dell'amicizia
non è la mano tesa
né il sorriso gentile
né la gioia della compagnia:
è l'ispirazione spirituale
quando scopriamo
che qualcuno crede in noi
ed è disposto a fidarsi di noi.

martedì 9 marzo 2010

Festa della donna


DONNA
non ti celebrerò nella tua festa
sarebbe un torto e forse un rito vuoto
tu meriti l'omaggio ed il rispetto
sempre, ogni giorno, per la vita intera
tu ispiri cose egregie e fantasie
tu sai lenir dell'uomo ogni dolore
tu sei stella cometa ed attrazione
e per quanti difetti possa avere
gira e rigira, sei meglio dell'uomo

di Luigi Marra

foto: mimosa

martedì 25 agosto 2009

D ' ESTATE di G. PASCOLI

Pochi versi per ricordare l' estate,
prima che scappi via.

D'Estate

Le cavallette sole
sorridono in mezzo alla gramigna gialla.
I moscerini danzano al sole
trema uno stelo sotto una farfalla.


di Giovanni Pascoli

domenica 19 luglio 2009

Ermengarda di ALESSANDRO MANZONI

Stamattina, non so perchè, mentre sfaccendavo,
deliravo, vaneggiavo sugli accusativi
alla greca e i complementi di limitazione.
Naturalmente ho pensato ai versi del Manzoni,
al coro del IV° atto dell'Adelchi.
Questi versi, che ho imparato a memoria circa
cinquant'anni fa, mi colpirono molto.
Una tragedia anche se in versi non si dimentica,
in particolar modo se si è adolescenti.
Il mio incubo erano i versi della terza strofa
ripetuti poi nella quindicesima.
Penso che andrebbero studiati alle superiori.
Trascrivo qualche verso, di questo coro.


LA MORTE DI ERMENGARDA

Sparsa le trecce morbide
Su l'affannoso petto,
Lenta le palme, e rorida
Di morte il bianco aspetto,
Giace la pia, col tremolo
Sguardo cercando il ciel.

Cessa il compianto: unanime
S'innalza una preghiera:
Calata in su la gelida
Fronte una man leggiera
Su la pupilla cerula
Stende l'estremo vel.

Sgombra, o gentil, dall'ansia
Mente i terrestri ardori;
Leva all'Eterno un candido
Pensier d'offerta, e muori:
Fuor della vita è il termine
Del lungo tuo martir.

............................
E al Dio dei santi ascendere
Santa del suo patir.

............................
Madri, che i nati videro
Trafitti impallidir.

Te dalla rea progenie
Degli oppressor discesa,
Cui fu prodezza il numero
Cui fu ragion l'offesa,
E dritto il sangue, e gloria
Il non aver pietà,

Te collocò la provida
Sventura in fra gli oppressi:
Muori compianta e placida;
Scendi a dormir con essi:
Alle incolpate ceneri
Nessuno insulterà.

Muori; e la faccia esanime
Si ricomponga in pace;
...........................

giovedì 28 maggio 2009

La VOCE dell'anima

Il tempo della felicità

Le tue morali, i tuoi ammaestramenti
caro Coelho, non sempre vanno bene
sono saggezze non adatte a tutti

Prendiamo Tizio, cerchiamo di capire:
il suo presente è fermo a quello schianto
di quattro lustri fa; come potrebbe
questo presente esser per lui felice
se la sua vita è ferma a quell'istante?

Non men felice l'idea del suo futuro
ch'è privo di speranze e prospettive
giacché d'allora non ha più vissuto
ed è la fine il prossimo traguardo.

La sua felicità sta nei ricordi:
lui ritrova emozioni, gioie, vita
nel suo passato, non quello recente
bensì il più vecchio, quello trapassato.

Caro Coelho, che vogliamo fare
lo correggiamo un po' questo giudizio?
Vogliamo dire che caso e destino
stabiliscono quando esser felici
non certo le stagioni della vita?

tag : ispirazione d'autore Paul Coelho

di Luigi Marra


Solo un poeta può dare "voce" all'anima.

giovedì 5 marzo 2009

MARZO di S. Di Giacomo

Adesso trovo questa poesia molto bella; ma fu l'unica che, a scuola, non riuscii a imparare, forse anche perchè non ne capivo il significato.
Ero in seconda media : alla mia piccola successe in terza elementare e non fui in grado di aiutarla!
E...non so se la grafìa è corretta.


MARZO

Marzo: nu poco chiove
e n’ato ppoco stracqua
torna a chiòvere, schiove,
ride ‘o sole cu ll’acqua.

Mo nu cielo celeste,
mo n’aria cupa e nera,
mo d’’o vierno ‘e tempeste,
mo n’aria ‘e Primmavera.

N’ auciello freddigliuso
aspetta ch’esce o sole,
ncopp’’o tturreno nfuso
suspireno ‘e vviole.

Catarì!…Che vuò cchiù?
Ntiénneme, core mio!
Marzo, tu ‘o ssaie, si’ tu,
e st’auciello song' io.


di Salvatore Di Giacomo

mercoledì 3 dicembre 2008

La cavallina storna di Giovanni Pascoli


Nella Torre il silenzio era già alto.
Sussurravano i pioppi del Rio Salto.

I cavalli normanni alle lor poste
frangean la biada con rumor di croste.

Là in fondo la cavalla era, selvaggia,
nata tra i pini su la salsa spiaggia;

che nelle froge avea del mar gli spruzzi
ancora, e gli urli negli orecchi aguzzi.

Con su la greppia un gomito, da essa
era mia madre; e le dicea sommessa:

« O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;

tu capivi il suo cenno ed il suo detto!
Egli ha lasciato un figlio giovinetto;

il primo d'otto tra miei figli e figlie;
e la sua mano non tocco' mai briglie.

Tu che ti senti ai fianchi l'uragano,
tu dai retta alla sua piccola mano.

Tu ch'hai nel cuore la marina brulla
tu dai retta alla sua voce fanciulla».

La cavalla volgea la scarna testa
verso mia madre, che dicea più mesta:

« O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;

lo so, lo so, che tu l'amavi forte!
Con lui c'eri tu sola e la sua morte.

O nata in selve tra l'ondate e il vento,
tu tenesti nel cuore il tuo spavento;

sentendo lasso nella bocca il morso,
nel cuor veloce tu premesti il corso:

adagio seguitasti la tua via,
perché facesse in pace l'agonia . . . »

La scarna lunga testa era daccanto
al dolce viso di mia madre in pianto.

«O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;

oh! due parole egli dove' pur dire!
E tu capisci, ma non sai ridire.

Tu con le briglie sciolte tra le zampe,
con dentro gli occhi il fuoco delle vampe,

con negli orecchi l'eco degli scoppi,
seguitasti la via tra gli alti pioppi:

lo riportavi tra il morir del sole,
perché udissimo noi le sue parole».

Stava attenta la lunga testa fiera.
Mia madre l'abbraccio' su la criniera.

« O cavallina, cavallina storna,
portavi a casa sua chi non ritorna!

a me, chi non ritornerà più mai!
Tu fosti buona . . . Ma parlar non sai!

Tu non sai, poverina; altri non osa.
Oh! ma tu devi dirmi una cosa!

Tu l'hai veduto l'uomo che l'uccise:
esso t'è qui nelle pupille fise.

Chi fu? Chi è? Ti voglio dire un nome.
E tu fa cenno. Dio t'insegni, come».

Ora, i cavalli non frangean la biada:
dormian sognando il bianco della strada.

La paglia non battean con l'unghie vuote:
dormian sognando il rullo delle ruote.

Mia madre alzò nel gran silenzio un dito:
disse un nome . . . Sonò alto un nitrito.



Oggi mi sono tornati in mente
i versi di questa poesia, che
si accordano perfettamente
al mio stato d'animo.

martedì 11 novembre 2008

San Martino di Giosuè Carducci

Oggi, festa di San Martino, mi piace ricordare
la poesia del Carducci.
Sempre attuale la scena di vita paesana: la nebbia,
l'odore del vino, i ceppi che scoppiettano nel camino,
gli stormi di uccelli che migrano.

La nebbia a gl'irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;

Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de' tini
Va l'aspro odor de i vini
L'anime a rallegrar.

Gira su' ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l'uscio a rimirar

Tra le rossastre nubi
Stormi d'uccelli neri,
Com'esuli pensieri,
Nel vespero migrar.


Giosuè Carducci
da:Rime Nuove 8 Dicembre 1883.