giovedì 3 febbraio 2011
NAPOLI E LA CUCINA
A Napoli convivono gli eccessi anche in cucina.
All' essenzialità degli spaghetti aglio ed olio,
risponde la sontuosità della lasagna di carnevale;
ai vermicelli con le vongole scappate, il ragù;
alle ciambelline con le patate, la pastiera.
Qui il Carnevale non ha nessuna vera tradizione,
soltanto la "Lasagna", che deve essere "ricca".
Nelle grandi ricorrenze è necessario esorcizzare
il ricordo della fame e della mancanza di calorie,
che il popolo napoletano ha patito durante le
varie dominazioni fino all' "ultima" guerra, quando,
molti non avevano che i baccelli vuoti di fave e piselli
per sfamarsi e forse nemmeno un tozzo di pane.
Greci, Bizantini, Normanni, Svevi, Aragonesi,
Austriaci, Borboni hanno fatto di Napoli
la capitale della musica, del teatro, dell' arte,
dell' architettura, della letteratura, della seta,
ma il popolo è stato affamato da tutti.
Con la globalizzazione abbiamo capito che la fame
non ha nazionalità e che le donne di casa, dovunque,
sanno trasformare un piatto preparato con "niente",
in una vera specialità, perchè condito con amore.
L' "Amore" per la famiglia e i propri cari!
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