
Maschere al Carnevale di Venezia.
Il carnevale di Venezia è uno dei più conosciuti ed
apprezzati del mondo; le sue origini sono molto antiche.
La prima testimonianza risale ad un documento del Doge
Vitale Falier del 1094, dove si parla di divertimenti
pubblici e nel quale il vocabolo Carnevale viene citato
per la prima volta.
Il primo documento ufficiale, che dichiara il Carnevale
di Venezia una festa pubblica, è un editto del 1296,
quando il Senato della Repubblica dichiarò festivo il
giorno precedente la Quaresima.
Il Carnevale durava sei settimane, dal 26 dicembre al
Mercoledì delle Ceneri, anche se i festeggiamenti,
venivano fatti cominciare già i primi giorni di ottobre.
L’istituzione del Carnevale, da parte delle oligarchie
veneziane, è generalmente attribuita alla necessità della
Serenissima, di concedere alla popolazione, soprattutto
ai ceti più umili, un breve periodo dedicato interamente
al divertimento.
Attraverso l’anonimato, che garantivano maschere e
costumi, si otteneva una sorta di livellamento di tutte
le divisioni sociali.
Per questo motivo, il saluto che risuonava di continuo
quando si incrociava un nuovo "personaggio" era
semplicemente: Buongiorno signora maschera.
La Festa delle Marie è antichissima, l'origine è
controversa e si hanno notizie solo a partire dal 1039.
Venne introdotta, forse, intorno all’anno 943 e
continuò all’interno del periodo carnevalesco,
quando venne istituito.
Nel giorno della purificazione di Maria, il 2 febbraio, a
Venezia era usanza celebrare il giorno della benedizione
delle spose, durante il quale venivano benedetti
collettivamente, presso la Basilica di San Pietro di
Castello, i matrimoni di dodici fanciulle, scelte tra
le più povere e belle della città.
Per contribuire alla dote di queste spose, le famiglie
patrizie di Venezia erano coinvolte con delle donazioni
ed era consuetudine del Doge concedere, in prestito,
alle fanciulle gli splendidi gioielli e gli ori provenienti
dal tesoro della città.
La Festa delle Marie cadde in disuso e fu soppressa nel
1379;venne ripresa nel 1999, in forma ridotta e con
alcune varianti.
In un’edizione del Carnevale verso la metà del 1500, tra
le varie manifestazioni e spettacoli organizzati in città,
fu realizzato un evento straordinario, che fece molto
scalpore: un giovane acrobata turco riuscì, con il solo
ausilio di un bilanciere, ad arrivare alla cella campanaria
del campanile di San Marco, camminando sopra una
corda, che partiva da una barca ancorata sul molo
della Piazzetta.
Nella discesa raggiunse la balconata del Palazzo Ducale,
porgendo gli omaggi al Doge.
Dopo il successo di questa spettacolare impresa, subito
denominata "Svolo del turco", l’evento, che si svolgeva
il Giovedì Grasso, fu programmato, come cerimonia
ufficiale, per le successive edizioni.
Per molti anni, si esibirono solo funamboli di professione.
Nel 1759, l’esibizione con il termine di "Volo
dell’Angelo", finì in tragedia: l’acrobata si
schiantò al suolo.
Da questo momento, il programma si svolse sostituendo
l'acrobata con una grande colomba di legno che,
partendo sempre dal campanile, liberava sulla folla
fiori e coriandoli.
Il "Volo dell’Angelo" divenne quindi "Volo della
Colombina".
Nel Carnevale moderno, si decise di ripresentare al
pubblico, la ricorrenza del Volo dell’Angelo, nella
sua variante di Volo della Colombina; svolto a
mezzogiorno della prima domenica di festa, come uno
degli eventi di apertura del Carnevale.
Sopra una folla festante, un uccello meccanico dalle
sembianze di una colomba effettuava la sua discesa,
sulla corda, verso il Palazzo Ducale.
A metà percorso, veniva aperta una botola, nella sua
parte inferiore, che liberava sulla Piazzetta gremita,
innumerevoli coriandoli e confetti od altri piccoli doni.
Dall’edizione del 2001, si è passati alla vecchia formula
del Volo dell’Angelo, sostituendo la Colombina con artisti
che, lungo il tragitto, si fanno lentamente calare a terra
sospesi nel vuoto, sopra la moltitudine di curiosi che
riempiono lo spazio sottostante.




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