Ottobre 1976
Girare per Parigi è facilissimo, basta avere la
mappa del metrò e una cartina stradale;
per la lingua basta una reminescenza scolastica;
non abbiamo avuto nessun problema in banca,
dall' ottico: gli occhiali si ruppero per una brusca
frenata del treno, prima di essere sul suolo francese.
Nè in lavanderia: una cameriera dell' albergo,
versò il contenuto di un vassoio sul tuo vestito.
Nella stazione Saint Lazare, ebbi un ottimo caffè,
il barman era della Costiera Amalfitana.
Eravamo a nostro agio, più che a casa nostra, e
non siamo stati dei semplici turisti, certo abbiamo
visitato le meraviglie note a tutti; ma è stato bello
andarcene in giro, a piedi, per luoghi, frequentati
soltanto dai residenti.
La prima cosa che non abbiamo potuto, non notare,
andando per strade secondarie, è che eravamo in un
posto pulitissimo, niente spazzatura, nè sacchetti,
nè contenitori adibiti a tale uso; pensammo che
forse l' immondizia veniva disintegrata, all' origine.
Dall' Avenue de Clichy a piedi a Montmartre,
attraverso Rue Caulaincourt e Rue Lepic e una
sosta a Place du Tertre, la piazza degli artisti,
e poi, giù per la scalinata e una deviazione per
l' Eglise Saint Jean e giù a Pigalle e a Place Blanche,
col Moulin Rouge, un mulino rosso con le pale.
Il tempo volava via e le cose da vedere tante e, solo per
non rischiare, chiedemmo ad un passante, un anziano monsieur,
che ci insegnò a dire Blanche, che suona quasi Blonche!
Già, i nostri piedi non erano felici,
per farci perdonare, il pomeriggio ci riposammo,
seduti su un bateau mouche, sulle acque della Senna;
e poi la visita al Museo degli Impressionisti.




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